Giuseppe Berto

Il Poeta Giuseppe Berto e la sua vita legata a Capo Vaticano

Giuseppe Berto

nacque il 27 dicembre del 1914 a Mogliano Veneto (Treviso). Figlio di ex carabiniere che, per amore della moglie, aveva aperto una cappelleria nel paese natale dello scrittore. Primo maschio di cinque figli, fu convittore nel locale collegio dei Salesiani dove anni di studio durissimo segnarono la sua adolescenza. A seguito, si iscrisse alla facoltà di Lettere presso l’Università di Padova. Educato dal padre al rispetto verso le ideologie fasciste, Berto a venti anni lasciò l’Università per arruolarsi e partire volontario in Africa Orientale. Durante questo periodo egli scrisse alcune opere come Il Cielo è Rosso che divenne immediatamente un successo in tutta la penisola italica. Trasferitosi a Roma, si sposò con una ragazza romana, Manuela, dalla quale ebbe una figlia Antonia. Una lunga nevrosi da angoscia, lo perseguitò per quasi un decennio e in quanto periodo scrisse opere come Guerra in camicia nera. Uscito dalla malattia, scrisse la sua più grande opera Il male Oscuro che vinse alcuni premi: il Il premio Viareggio e il premio Campiello. Nel frattempo, contraendo un debito, decise di acquistare un appezzamento terriero nel territorio di Capo Vaticano (prov. di Vibo Valentia), dove, bonificata la sterpaglia, si costruì una villa che lo ospitò per molti anni. Dopo un lungo soggiorno in una clinica di Innsbruck ed una vana convalescenza a Capo Vaticano, Giuseppe Berto si spense a Roma il primo novembre 1978.

 

  • Oh, Serafina scritto nel 1974
  • La passione secondo noi stessi scritto nel 1972
  • Un pò di successo scritto nel 1963
  • Le opere di Dio scritto nel 1948
  • Il brigante scritto nel 1951

Il libro edito da Giuseppe Berto con il titolo di Male Oscuro, è un’opera psicanalitica che è diventata oggi una metafora per indicare lo sconosciuto e le diverse problematiche inconsce che affliggono l’uomo. Il male oscuro rappresenta lettura spietata, ma sempre ironica. Il romanzo è un’analisi lucida, non esente da pietà a riguardo di quelle tradizioni cui il giovane Berto tentava di sottrarsi, mentre si puniva per la colpa di non sapersi adeguare.

Il protagonista è uno sceneggiatore che in seguito alla morte del padre, a cui rimprovera di non averlo amato, entra in una depressione acuta, che lo porta a terribili forme di isteria somatizzante. Da quel momento il protagonista è assillato dal pensiero del padre morto, per cui, ossessionato dal cancro, inizia a percepire il “male oscuro” che sempre di più lo insidia. Arriverà ad accusare terribili dolori che portarono anche lui in sala operatoria, dove però gli verrà riscontrata un’ottima salute. L’analisi in Berto non si risolve in un semplice schema terapeutico, ma diviene un procedimento di indagine sul male di vivere, come condizione comune che più o meno consapevolmente condiziona tutto il genere umano.

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